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NEW TRIBES - SECONDO ANNO (2015-2016)

LA STORIA DI FLAVIA

Un dolore profondo che le ha stravolto la vita. Ma anche grande coraggio e forza per combattere e denunciare le violenze subite via Facebook messe in atto da un gruppo di bulli, atti denigratori compiuti sulla rete che le hanno strappato sorriso e serenità. Questa è la storia di Flavia, 17 anni di Ostia (Roma), vittima di cyberbullismo. Gli episodi risalgono a quando aveva 13 anni; all’origine di tutto, la creazione a insaputa di Flavia, di un suo falso profilo Facebook (atto che si configura come reato), con l’intento, da parte dei bulli, di denigrarla per la sua bravura negli studi, l’impegno nel volontariato ma soprattutto per la sua obesità. L’hanno presa di mira per l’aspetto fisico, le hanno attribuito commenti nei confronti di altre persone che l’hanno messa in difficoltà, ma lei ha avuto il coraggio di denunciare questi fatti, di parlarne con la madre, con un’insegnante che l’ha aiutata e con la Polizia Postale.

Flavia in persona ha raccontato la sua storia di sofferenza e coraggio agli studenti delle scuole superiori di Udine e di Cividale in due incontri tenutisi rispettivamente il 16 dicembre 2015 all'Auditorium Zanon di Udine e il 17 dicembre al Teatro Ristori di Cividale del Friuli. E' stata la sua prima testimonianza pubblica. Il suo volto diverrà l’immagine della campagna nazionale della Polizia dello Stato per il 2016 contro la violenza in rete.

A introdurre il racconto, il giornalista Luca Pagliari, con cui Flavia si era messa in contatto qualche mese fa raccontandogli la sua storia.  

La storia di Flavia sarà il filo conduttore dei lavori che i ragazzi delle scuole superiori, cui è rivolto il progetto New Tribes, dovranno elaborare in classe e nei quali potranno esprimere le emozioni correlate al racconto.

Attraverso la storia di Flavia – ha spiegato l’assessore provinciale Elisa Battaglia – chiediamo ai ragazzi una profonda riflessione sulle conseguenze per le vittime della violenza commessa in rete attraverso un utilizzo improprio, a fini denigratori, di internet, dei social network, delle chat via cellulare. E quanto sia importante la responsabilità che hanno verso loro stessi e nei confronti dei loro coetanei e dei riflessi che eventuali atti di cyberbullismo possono determinare nella loro vita”.

 

Pagina aggiornata il: 29/01/2016 14.48 

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