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TIMAU

Timau (Tamau in friulano, Tischlbong in timavese, Tischwang in tedesco), frazione del comune di Paluzza, si pone come ultima località in territorio italiano prima del confine con l’Austria. Il paese è situato a 832 m s.l.m. nella stretta Valle del Bût o Canale di San Pietro, sovrastata dalla maestosa parete rocciosa della Creta di Timau e del Gamsspitz (Pizzo Camoscio). Di fondamentale importanza per i collegamenti è la strada statale 52 bis che attraversa il paese e conduce al Passo di Monte Croce Carnico (Heacha in timavese, Plöckenpass in tedesco). Il paese è composto da quattro borgate: Braida, Pauarn, Scholeit, Par Soga (Casali Sega). Oltre al Pizzo Camoscio, nella valle si trovano la Creta della Chianevate (o Cresta delle Cjanevate, Kellerspitzen in tedesco) e la cima del Monte Coglians, la vetta più alta delle Alpi Carniche. Il fiume principale è il Bût, mentre la sorgente del Fontanone sgorga ai piedi del Pizzo Camoscio e riveste una notevole importanza nella storia, nelle leggende popolari legate a Timau e nell’economia locale.

La nascita di Timau come isola linguistica tedesca risale con molta probabilità agli inizi del primo Millennio d.C. con la colonizzazione da parte di un primo gruppo di minatori provenienti dal Weißensee e dalle valli Carinziane del Gail. Questa importante arteria collegava la Carnia con il Norico attraverso il passo di Monte Croce Carnico e rese possibili l’instaurarsi di numerosi contatti e il prolificarsi d’intensi scambi commerciali già dall’età preromana. Un raffronto linguistico con il carinziano permette di confermare la datazione della parlata timavese e la colonizzazione del secondo nucleo di migranti alla fine del XIII secolo. Nel 1420 gli abitanti di Timau divennero sudditi della Repubblica di Venezia, da cui saranno governati fino al 1797, quando Napoleone cederà la Repubblica all’Austria. Il 28 e il 29 ottobre 1729 un disastroso evento idrogeologico interessò la zona e gli abitanti furono costretti a ricostruire il villaggio a circa un chilometro e mezzo di distanza dal precedente insediamento. Dal 1805 Timau fu governata per un decennio dai francesi, che aggregarono il paese al comune di Paluzza. Fino al 1866 passò poi sotto il dominio del Regno Lombardo Veneto, sotto il diretto dominio austriaco, per poi diventare definitivamente parte del Regno d’Italia. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale richiamò in patria numerosi emigranti che avevano lasciato la propria terra nei decenni precedenti. I tragici eventi della guerra coinvolsero pesantemente la località e tutto il territorio montano circostante. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione tedesca di numerosi punti strategici, Timau fu trasversalmente divisa in due e divenne presidio tedesco. Le disastrose condizioni economiche del dopoguerra fecero riprendere ai timavesi la strada dei Paesi europei nei quali già dopo la fine del primo conflitto mondiale erano dovuti ritornare per trovare lavoro.

Per secoli gli abitanti di Timau hanno parlato tre lingue: timavese, friulano e italiano. Il timavese è una lingua germanica appartenente al gruppo degli idiomi sud-bavaresi di tipo carinziano che, almeno fino agli anni ’50, ha rappresentato il mezzo di comunicazione privilegiato per l’interazione in ambito familiare e locale. Fin da subito i contatti con il friulano portarono alla rielaborazione della lingua e a un suo sviluppo autonomo, indipendente dall’originale matrice germanica. Oggi la lingua è parlata principalmente in ambito familiare da un ristretto numero di persone, e quindi essa rischia di estinguersi.  Si rende perciò necessario che la parlata sia trasmessa alle nuove generazioni e che queste non la percepiscano come una lingua di basso prestigio ma come una ricchezza aggiuntiva, una peculiarità e un legame con il loro passato, una conoscenza di cui poter essere orgogliosi. A favore della tutela e della promozione delle tradizioni linguistiche e della cultura di Timau, nel territorio operano diverse associazioni: Il Circolo Culturale “G. Unfer” di Timau, il Gruppo Folcloristico “Is guldana pearl”, la Corale “Teresina Unfer”, l’Associazione Amici delle Alpi Carniche e la Pro Loco Timau-Cleulis.

La venerazione della Madonna e dei Santi e le celebrazioni religiose, congiuntamente ad alcuni residui riti pagani, hanno costituito il punto di sviluppo del patrimonio di tradizioni popolari di Timau, celebrate per ottenere salute, buon raccolto e prosperità. I primi mesi dell’anno si caratterizzano per due festeggiamenti principali: la Visita dei Re Magi e i riti del Carnevale, con le figure tradizionali del maschkar, la “maschera brutta” e lo jutali, la “maschera bella”. A metà tra il sacro e il profano si colloca la festa della vigilia di San Giuseppe, quando i giovani maschi del paese si riunivano su un’altura sopra l’abitato per il popolare lancio delle schaima o schaiba (rotelle di legno infuocate). L’8 settembre era inoltre celebrata un’importante ricorrenza popolare: la festa dei pastori, che coincideva con la demonticazione.

Ai viaggiatori che oggi si recano a Timau è consigliata la visita al Museo “La Zona Carnia nella Grande Guerra” che contiene al suo interno un gran numero di cimeli bellici italo-austriaci e un migliaio di documenti e immagini fotografiche inedite della Grande Guerra. Tra le architetture religiose si annoverano: l’Ossario, che contiene le spoglie mortali di soldati italiani e austriaci che morirono sui monti circostanti il paese durante la Prima Guerra Mondiale, la Chiesa Parrocchiale di Santa Geltrude e la Chiesa di Cristo Re.

Per chi voglia avvicinarsi alla gastronomia, a Timau incontrerà numerosi elementi che si legano alla tradizione culinaria della Carnia, frutto di antichissimi costumi alimentari di un popolo di montagna che ha saputo trarre, a uso per lo più familiare, prodotti genuini sia dal campo sia dall’orto, ma anche dal bosco e dalla malga. Tra i prodotti della tradizione si ricordano: la plenta (polenta), la meschta (meste), una sorta di farinata di mais molto simile allo sùf, la migneschtra (minestra), i necklan (gnocchi), arricchiti solo da prodotti comunissimi locali come ad esempio la ckrauchta schouta (ricotta affumicata), lo sghmolz (burro fuso), il salàm (salame), le greisarach (erbe aromatiche) e la kaloschtara (il latte colostro). Alcuni piatti tipici sono il Farvalan, piccoli gnocchetti, la varhackara, il lardo della parte sottocutanea del maiale, i da chropfn, ovvero i cjalzòns, che a Timau presentano un accentuato sapore di menta, il is pluatburscht, corrispondente al Blutwust importato dai minatori carinziani e lo Schultar, spalla di maiale conservata ben speziata, salata. Tra le bevande si trovano il in bildinkaffe, un liquido scurissimo molto amaro e forte che venivano coltivati a Timau e il kaffee min piachlan, prodotto con semi di faggio.

 

TIMAU

 

Timau/Tischlbong (friulanisch: Tamau, deutsch: Tischelwang) ist ein Teil der Gemeinde Paluzza und der letzte italienische Ort vor der Grenze zu Österreich. Das Dorf befindet sich auf 832 Metern über dem Meer im Val Bût-Tal. Hoch über Timau ragt das hohe Felsband der Creta di Timau (Tischlbongarisch: Hoack Eika) mit dem Seitengipfel Gamsspitz. Die Staatstraße 52  ist sehr wichtig für die Anbindung, sie durchquert das Dorf und führt auf den nahen Plöckenpass. Timau gliedert sich in vier Ortschaften: Braida, Pauarn, Scholeit und Par Soga. Neben dem Plöckenpass findet man im Tal die Kellerspitze und die Hohe Warte, der höchste Gipfel der Karnischen Alpen. Der Fluss Bût ist der Hauptfluss und die Fontanone ist eine starke Quelle, die sich aus der Felswand am Fuße der Gamsspitz ergießt und eine große Bedeutung in der Geschichte, in  volkstümlichen Sagen und in der Ortsökonomie von Timau besitz.

Der Ort ist eine Sprachinsel und wurde im 11. Jahrhundert vermutlich von Bergknappen besiedelt, die aus dem Kärntner Gailtal und dem Weißenseegebiet  kamen. Dieser wichtige Verkehrsader verbindet Karnien mit Noricum über den Plöckenpass und ermöglicht zahlreiche Kontakte und die Ausbreitung von intensiven Handelsbeziehungen bereits seit der Vorrömischen Zeit. Der Vergleich des heutigen Tischlbongerischen mit der Kärntner Variante des Mittelhochdeuschten bestätigt die Datierung des Tischlbongerisch und den Umstand, dass die Einwohner von Tischlbongs Ende des 14. Jh. aus Österreich verlassen haben. Im Jahr 1420 wurden die Einwohner Untertannen der Republik Venedig, die sie bis 1797 rehierte, bis Napoleon die Republik Österreich überließ. Am 28. und 29. Oktober 1729 wurde Timau von einem katastrophalen hydrogeologischen Naturereignis zerstört, weshalb die Einwohner den Wohnort ca. eineinhalb Meilen von den Resten des alten Dorfes entfernt verlegten. Ab 1805 wurde Timau für ein Jahrzehnt von den  Franzosen dominiert, die das Dorf zur Gemeinde Paluzza angliederten. Bis 1866 war es Teil des Lombardisch-Venetischen Reiches unter direkter österreichischer Herrschaft, nachdem das Dorf an Italien angegliedert wurde. Der Ausbruch des Ersten Weltkriegs brachte die weltweit verstreuten Auswanderer wieder nach Hause zurück. Die tragischen Ereignisse des Krieges bestimmten auch das Leben der Ortschaft sowie der sie umgebenden Gebiet. Mit dem Ausbruch des Zweiten Weltkrieges und der deutschen Besetzung vieler strategischer Stellen wurde Timau eine zweigeteiltes Dorf und  deutsche Garnison. Die katastrophalen wirtschaftlichen Bedingungen in der zweiten Nachkriegszeit, zwangen die Timauer die Straßen Europas, die sie schon am Ende des ersten Weltkriegs auf der Suche nach Arbeit begangen sind, wieder aufzusuchen. 

Seit Jahrhunderte sprachen die Einwohner von Timau drei Sprachen: tischlbongerisch, friulanisch und italienisch. Das Tischlbongerisch gehört zu den Kärntner Varianten der südbayrischer Dialekte und diese Sprache war bis in die Fünfzigerjahre das Mittel der Kommunikation und der zwischenmenschlichen Beziehungen. Die Kontakte mit den Friulanern führten zur Revision der Sprache und ihrer autonomen Entwicklung, unabhängig von der germanischen Herkunft. 

Heute wird  Tischlbongerisch vor allem in der Familie von wenigen Menschen gesprochen weshalb die Sprache vom Aussterben bedroht ist. Es ist daher notwendig, dass sie an neue Generationen übertragen wird und dass sie nicht für eine niedrig-Prestige-Sprache gehaltenwird; vielmehr sollten die Jungen stolz auf diesen Reichtum,diese Besonderheit und Verbindung zur Vergangenheit sein.

Verschiedene Vereine in Timau bemühen sich Kultur und sprachliche Traditionen zu fördern und zu unterstützen: der Kulturverein „G. Unfer“, die Folkloregruppen „Is guldan pearl“ und „Da jutalan“, der Chor „T. Unfer“, der Verein „Amici delle Alpi Carniche“ und die Pro Loco Timau-Cleulis. 

Die tief religiöse Gesinnung in der Traditionen zeigte sich bei den liturgischen Festlichkeiten, doch auch bei der Ausübung des Glaubens im Alltag und in den Familien, sowie bei einer Reihe kleinerer Rituale.

Die ersten Monate des Jahres zeichnen sich durch zwei Hauptfeiern aus: der Besuch der Hl. Drei Könige und der Karneval mit traditionellen Masken mit dem maschkar, einer furchterregenden Gestalt, und mit dem jutali, die „schöne Maske“. Auf halbem Weg zwischen dem Heiligen und dem profanen ist die Feier am Vorabend des Josephstags: die Jugendlichen des Ortes versammeln sich auf einer Anhöhe über der Siedlung zum Werfen der schaima oder shaiba (brennende Holzscheiben). Am 8. September  fiel einst der Almabtrieb mit dem Hirtenfest zusammen.

Ein interessantes Museum im Timau ist das „Historische Museum des Gebiets Karnien während des Großen Krieges“ mit vielen italienisch-österreichischen Funden und tausend unveröffentlichten Dokumenten und Fotografien, die den Großen Weltkriegs dokumentieren. Zu den religiösen Gebäuden zählt man das Beinhaus, das die sterblichen Überreste von  italienischen und österreichischen Soldaten beherbergt, die hier im Gebirge während des Ersten Weltkriegs, die Kirche Sankt Gertrude und die Kirche Cristo Re.

Die bodenständige Küche von Tischlbong ist das wertvolle Erbe ältester Sitten der Speisenzubereitung eines karnischen Bergvolks, das, zumeist für den eigenen Bedarf, den Feldern, dem Gemüsegarten, doch auch dem Wald und der Alm unverfälschte Produkte abgewann.

Traditionelle örtliche Delikatessen sind die plenta (Polenta), meschta, eine Art Brei aus Maismehl ähnlich dem alten sùf, die migneschtra (Suppe), die necklan, Klöße nur durch ganz einfache lokale Produkte angereichte wie Räuchertopfen (ckrauchta schouta), zerlassene Butter (sghmolz), Wurst, Kräuter (greisarach)  und Kolostralmilch (kaloschatara). Andere Gerichte sind da Farvalan, kleine Klümpchen, das varhackara, eine Speckschwarte vom Schwein mit wenig Fleisch, da chropfn oder cjalzòns, die an Kärtnische Kasnudeln erinnern und sich im Tischlbong durch Minzegeschmack auszeichnen, is pluatburscht, die von den Kärnter Bergleuten eingeführte Blutwurst, und die Scultar, Schweinsschulter, die gut gewürzt und gesalzen  aufbewahrt wird. Typische Getränke sind in bildinkaffee, eine tiefschwarze, sehr bittere und starke Flüssigkeit und der kaffee min piachlan, deraus Buchensamen gebraut wird.

 

Pagina aggiornata il: 10/07/2014 11.40 

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