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La musica friulana

In una terra di grandi contaminazioni culturali come il Friuli, non poteva non esserci una proposta musicale ricca e diversificata, dove si possono riscontrare ancora oggi le tracce di un antico passato contadino e della sua tradizione orale accanto ad una sperimentazione che fa delle proprie radici culturali un elemento spesso fondamentale. La musica strumentale friulana, dotata di una grande varietà di repertori, serviva generalmente per accompagnare il ballo. I gruppi sono costituiti da pochi elementi: violino, contrabbasso (liron), chitarra o fisarmonica. La armoniche (fisarmonica) è stata storicamente il collante per la formazione di bande musicali e da strumento accompagnatore è diventata spesso solista. Come in altre regioni italiane, anche in Friuli il cambiamento dei costumi e il diffondersi di nuovi generi hanno causato rapidamente, dagli anni Cinquanta del Novecento, il progressivo abbandono di strumenti, formazioni e repertori popolari propri della tradizione orale. Il repertorio popolare del canto di tradizione orale, vasto e diversificato, è composto da una discreta varietà di registri: canti per feste nuziali, ninne nanne, filastrocche, canti dedicati all’infanzia e canti rituali di matrice religiosa con valenze calendariali. La villotta è senza dubbio il canto tradizionale friulano più caratteristico e diffuso. Molto antico e di carattere polifonico, è un componimento spesso breve e conciso con l’uso esclusivo del modo maggiore. Pur constatando una progressiva caduta in disuso della pratica del canto spontaneo, bisogna constatare anche che negli ultimi decenni si è rafforzata notevolmente l’attività di molte formazioni corali che hanno recuperato e riproposto arie tradizionali friulane, soprattutto quelle di stile alpino. Un discorso a parte merita il canto liturgico di tradizione orale che vanta repertori e moduli espressivi riferiti al cosiddetto “canto patriarchino” che ancora oggi sopravvive in alcune località della regione come Ovaro, Cercivento e Marano Lagunare.

Musicisti friulani in abito tradizionale

Nel secondo dopoguerra, con la diffusione di radio, televisione e del mercato discografico, si sono imposti anche in Friuli modelli musicali distanti da quelli tradizionali locali, come ad esempio la “canzone melodica all’italiana” espressa anche in lingua friulana grazie ad alcuni musicisti e cantanti come Beppino Lodolo. Dalla metà degli anni ’70, si sono aperte le porte per la formazione di un vero e proprio mercato musicale locale. Dario Zampa può essere considerato a ragione l’emblema della canzone d’autore friulana nata in quel periodo. A questo genere fa però da contraltare un altro fenomeno musicale, quello del “revival” folk che ha portato alla nascita a San Daniele del Friuli, sempre negli anni Settanta, del festival “Fieste di chenti”, dal 1984 “Folkest”che è tuttora una delle più longeve e importanti manifestazioni di questo genere d’Europa. Dalla riscoperta delle tradizioni, è nato un vero e proprio movimento musicale dotato di un proprio linguaggio espressivo in parte livellato sugli standard nazionali ed internazionali ed in parte originale. A quel tempo, inoltre, alcuni Canzonieri (Canzoniere di Aiello, Canzoniere Friulano, Povolâr Ensemble), muovendosi dalla canzone politica, cominciavano a maturare un sincero interesse per la musica popolare, mentre nuovi musicisti e gruppi, fra tutti La Sedon Salvadie, segnavano una via che sarebbe stata seguita da molti in regione. Con l’avvento degli anni Novanta, il mercato discografico si evolve e si diversifica. Crescono le autoproduzioni e nascono le prime pioneristiche iniziative delle etichette indipendenti che consentono lo sviluppo nella musica friulana di nuove esperienze che partono dalla tradizione, ma che si aprono alle novità e alla sperimentazione. Diverse realtà culturali che operano in regione contribuiscono all’aumento sia dei musicisti che dell’interesse del pubblico. Il già nominato Folkest, Radio Onde Furlane col suo concorso “Premi Friûl”, il Folk club di Buttrio e l’etichetta discografica Nota costituiscono l’humus, gli elementi fondamentali e determinanti di questa crescita. Nel 1995 escono Colôrs dei Mitili FLK e Spin di Lino Straulino due dischi che resteranno un punto di riferimento per una schiera di gruppi e cantanti che in quegli anni faranno della regione un laboratorio in piena attività ricco di interscambi fra l’etnica, il jazz, la contemporanea tanto da indicare con Gnove musiche furlane un vero e proprio nuovo genere.

Allievi del Conservatorio Statale di Musica di Udine intitolato a Jacopo Tomadini

Nonostante tutto questo fervore, il mercato non è stato molto premiante e diversi artisti che hanno tentato di affermarsi fuori regione non ci sono riusciti, colpa forse anche di una mancata politica culturale nel settore. Per quanto riguarda la musica d’autore, tanti sono i nomi di cantautori friulani: Lino Straulino, che ha prodotto un considerevole repertorio acustico e vocale, Loris Vescovo, Aldo Giavitto, Renzo Stefanutti, Stefano Fedele, Ennio Zampa, Silvia Michelotti e Fabian Riz. Una menzione particolare va al gruppo dei Mitili FLK, dediti ad un genere etnorock contaminato ed aperto, ma comunque teso a mettere in primo piano i valori di una lingua e di una cultura minoritaria. Per quanto concerne il panorama musicale goriziano, si segnalano i Zuf de Zur, per una contaminazione del genere tradizionale-zingaro-klezmer e nelle lingue parlate storicamente in città: friulano, sloveno, tedesco e istroveneto. Nel Friuli occidentale emergono grazie ad un raffinato neofolk i Braul, mentre in provincia di Udine si mettono in evidenza per il rock classicheggiante i No Si Sà e i Bakan per il loro folk rock di strada. Il talento e il valore di un musicista quale è Giulio Venier apre un nuovo capitolo per la musica friulana soprattutto se si tiene conto dei numerosi e diversi progetti intrapresi in collaborazione anche con altri artisti della regione quali i Fûrclap e Michele Pucci. Il percorso dei Fûrclap viene portato avanti dai Strepitz con uno sperimentalismo che recupera la tradizione musicale e vocale con un occhio rivolto verso il jazz, ma anche verso la musica antica. Guido Carrara costituisce un esempio di musicista nomade e genialoide che dalla prima formazione dei Mitili FLK ha portato avanti un nuovo progetto musicale caratterizzato per le contaminazioni latinoamericane con la Bande Tzingare. Il mercato discografico funziona bene per un’altra tradizione musicale friulana, la parodia: da quella storica di Toni Merlot, a quella sfrenata di Quella sporca mezza dozzina, fino a quella raffinata dei Beât lès, divertente rivisitazione dei Beatles in friulano. Negli anni ’80 il Friuli è stato punto nevralgico per lo sviluppo del punk/new wave grazie alla rassegna “Festintenda” di Mortegliano e all’attività di Radio Onde Furlane, sensibile alla diffusione di questo genere. Sono così nati gruppi attenti alle potenzialità di una lingua non omologata come il friulano applicata a generi come l’hip hop (DLH Posse), hardcore (Inzirli), techno (Madrac), pop (Prorastar), crossover (Pantan), blues acido (Croz Sclizzaz), grunge (Jonokognos), e i gruppi di maggiore successo Arbe Garbe e Kosovni Odpadki, che hanno suonato e pubblicato molto fuori regione. Altro importante apporto alla musica friulana è dato dalla musica jazz che si ispira alla tradizione popolare in un contesto di ricerca fra improvvisazione e musica contemporanea, ma che non disdegna contaminazioni con altri generi (rock, etnica, canzone d’autore, contemporanea). A questo proposito, si segnalano produzioni come “L’insiùm” di Glauco Venier, che rielabora con intensità emotiva il paesaggio sonoro friulano, le interpretazioni con i fiati e l’organo liturgico di Daniele D’Agaro e Mauro Costantini in “Discantus” ed infine l’omaggio di UT Gandhi alle villotte del compositore Zuan Lenuzza in “Cjale ce sere”. Infine, nel 2000 nasce l’esperienza collettiva della Phophonix Orchestra che propone improvvisazione di alto livello e che è anche associazione culturale attiva nel campo progettuale.

Mario Martinis

Pagina aggiornata il: 18/11/2013 13.32 

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